Un po’ di Rassegna Stampa

Articolo tratto da “il Centro” del 7 Febbraio 2016

2016-02-07 il centro nella grossiil personaggio della domenica

di Simona De Leonardis

PESCARA «Per me esistono tre cose importanti: il calcio, la famiglia e il lavoro. Al primo posto? Eh, la famiglia è la famiglia, ma ci stanno un po’ tutti, dai». Gaetana Cappellacci, «in arte Nella Grossi» come scherza lei sul nome da sposata, da quasi 40 anni, da quando ha fondato il club delle Donne biancazzurre, è l’ambasciatrice del tifo pescarese, ricevuta e omaggiata da presidenti e tifoserie avversarie e intervistata perfino sulla Tv spagnola, con tanto di autografo di Messi portato a mano da un consigliere del Barcellona ai 35 anni del club biancazzurro. Perché Nella Grossi è anche presidente, dal 1992, dell’Anfisc, (l’Associazione nazionale femminile italiana sostenitrici squadre calcio) che raccoglie una trentina di altri club femminili, ed è la responsabile delle 27 delegazioni abruzzesi del Milan club. E non a caso: la sua passione «sviscerata» per il calcio inizia proprio da lì, dal Milan di capitan Liedholm, quando lei aveva appena 15 anni e le partite le andava a guardare alla televisione del bar Settimio di Montesilvano, alla stazione, mentre il padre, mai stato tifoso, giocava a carte. Da allora ha visto il Milan dal vivo in sette finali Champions e quando va a San Siro (l’ultima volta domenica scorsa per il derby) la ospitano in tribuna rossa. Signora Grossi, ma allora conosce anche Berlusconi? Ci ho parlato più di una volta, anzi una volta si è complimentato per il look rossonero che avevo in una partita di Coppa. “Signora, che look impeccabile” mi disse. La prima volta allo stadio? Negli anni delle scuole medie andavo a vedere le partite del Montesilvano, dove abitavo con la mia famiglia. La prima volta a vedere il Pescara fu nel 1959, avevo 19 anni, per tirare su le cento lire per il biglietto aiutavo mia zia che faceva la ricamatrice e davo una mano a una sarta. Il Milan invece l’ho visto a San Siro appena sposata con mio marito Achille, erano gli ottavi di finale contro il Real: lì vidi in curva sud lo striscione delle donne rossonere e dissi a mio marito che l’avrei fatto a Pescara se la squadra andava in A. Ma per quella partita, era febbraio del 1964, anticipammo il matrimonio di tre mesi, non avevamo neanche la casa pronta. Dietro alle partite del Milan, che poi giocò a Torino, e a Roma, ci abbinammo il viaggio di nozze. Mio marito l’avevo avvertito prima di fidanzarci: io ho una passione sviscerata per il calcio, gli dissi, se l’accetti possiamo stare insieme, se pensi di metterla in dubbio dimmelo perché faccio prima a lasciare te che il calcio. E lui è stato il mio braccio destro in tutto ciò che ho fatto. Il club prima di tutto. Sì, sono stata di parola, il 3 luglio del 1977 il Pescara è andato in serie A e il 20 luglio ho costituito il club delle donne biancazzurre, secondo in Italia. Ma non feci subito la presidente, perché avevo avviato nel 1971 lo studio di consulenza del lavoro, oggi anche fiscale e legale con i miei figli Giancarlo e Luca, commercialista e avvocato, e non volevo stare troppo in prima fila. Da allora sono passati quasi 40 anni, qual è il calciatore a cui è più affezionata? Non ce l’ho, io sono affezionata alla squadra. Ma non posso non citare Filippo Galli, Vincenzo Zucchini, Repetto, il capitano della promozione in serie B nel 1982-’83 con Tom Rosati. L’allenatore preferito? Sono rimasta amica con tutti, Delio Rossi, Sarri, tutti. Ma Tom Rosati e Galeone stanno al primo posto. Tom Rosati perchè è stato quello che ha portato il Pescara dai bassifondi alla serie A, perché anche se l’allenatore di quella promozione era Cadè, la squadra era quella sua. E Galeone perché ci ha preso in un momento brutto, eravamo retrocessi, e con una squadra di ragazzini ci ha regalò un sogno. Ci parli di quel periodo, la città era impazzita per Galeone e la sua squadra. In quel periodo venne allo stadio con me Giusy Achilli, la presidente del Pavia, la squadra da dove arrivava Allegri che a quel tempo era “abbastanza” estroverso e dagli spalti era un continuo urlargli “Vatt’ a durmi’, la sera”. La Achilli mi chiese il perché e io glielo spiegai. Dopo qualche giorno incontrai Max in via Sulmona e lui: “Nella, sto incazzato: hai detto alla Giusy che faccio le notti brave”. E io: ma che c’entro io, non lo senti quando ti dicono vatt’a durmi’? Poi incontrai i genitori a Torino e mi ringraziarono per la lavata di testa che avevo fatto al figlio. Un altro giocatore “abbastanza estroverso”? Repetto, pure lui era un galletto, ma poi è stato bello perché gli abbiamo dato la pescarese e l’abbiamo tenuto a Pescara. E tra i presidenti, chi ricorda con più affetto? Marinelli, attaccatissimo alla squadra, faceva dei regali bellissimi, e Scibilia, un grande. Ma anche i fratelli Fedele e gli attuali, naturalmente. A Scibilia si rimproverava un po’ di tirchieria… Non era tirchio, lo faceva per tenere sana la società, era oculato. Rebonato, un altro bomber del passato, l’ha risentito? Fino a quest’estate, voleva tornare a Pescara come allenatore in seconda. Non ha figlie, ma c’è un calciatore che avrebbe voluto come genero? Uno come Sansovini, un ragazzo serio, come Gessa. Ecco, la sciarpa che porto me l’hanno riportata da Dubai proprio Marco e la moglie. Tanti bei momenti, ma ci sarà qualche ricordo brutto? E mica uno. Una volta nell’89 fui invitata a cena dal Centro coordinamento, c’era un personaggio vicino alla società e mi chiesero di schierarmi contro Galeone. Io mi rifiutai e mi ritrovai alla trasferta successiva due vagoni ricoperti da striscioni con tutte le parolacce possibili. Forse davo fastidio, perché muovevo con i pullman 600 persone a partita. Ma con i Rangers abbiamo un ottimo rapporto, loro comandano il tifo, noi ci accodiamo. Anzi qualche volta abbiamo infilato tra di noi anche qualche ragazzo diffidato per farlo entrare allo stadio. Il pubblico pescarese se la merita la serie A? Non lo so, è un pubblico un po’ volubile, prima della partita contro il Bari lo stadio era mezzo vuoto, una vergogna. Si appassiona solo quando la squadra va forte. Ce l’ha un’erede? Ho sei nipoti, di cui 4 femmine, ma solo a una ho fatto la tessera del club già quando aveva 4 anni, Bianca, che ha 19 anni e segue tutte le partite con noi. È lei la mia erede. Ma lei ci va sempre allo stadio? E certo. Ci sono dei week-end che torno il sabato sera dal Pescara e riparto il giorno dopo per il Milan. Ci andiamo in A? Speriamo.

http://ricerca.gelocal.it/ilcentro/archivio/ilcentro/2016/02/07/aquila-il-personaggio-della-domenica-26.html

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