Acqua e Sapone

articolo ANFISSC - acqua e sapone

Acqua e Sapone – dicembre 2005

Donne, sempre di più. Allo stadio, al fianco degli uomini ed al posto degli uomini. Il tifo al femminile non è più una cosa da mosche bianche, da uno su mille, da episodio estemporaneo, ma è ormai un fenomeno in crescita, che rilancia l’universo rosa, un tempo la metà debole della coppia, nello spazio dello sport in poltrona: sia quella di casa che quella meno comoda di uno spalto,dietro uno striscione.

“La presenza delle donne è crescente negli stadi – affermano soddisfatti in FIGC, la Federazione Italiana Gioco Calcio – anche se finora non è riuscita ad invertire il trend negativo di spettatori di questi ultimi anni”. Il numero dei biglietti venduti ai botteghini è in calo; il fatto però che il lato femminile sia in positivo è un dato che rende ottimisti. C’è qualcosa insomma da cui ripartire. Perché, come ha ripetuto lo stesso presidente FIGC Franco Carraro, gli impianti sono vecchi e scomodi ed i prezzi troppo alti. Bene quindi abbassare il costo del biglietto ed allargare la fetta di pubblico coinvolgibile.

Esempio positivo in tal senso è la juventus che, prima tra le squadre di vertice, ha proposto una maxi riduzione per donne e bambini. A percorrere i tempi fu la lazio degli anni ’90, quella di Sergio Cragnotti: oltre un quarto degli abbonamenti venduti dalla società bianco-celeste era per le donne.

Tifose associate

In Italia esiste un’associazione di tutti i club femminili d’Italia da quasi 14 anni. Si chiama Anfissc, ed è sorta per iniziativa di Nella Grossi, tifosa del Milan da una vita, ma animatrice e presidentessa del gruppo più combattivo di supporter del Pescara, città dove la signora vive e lavora. Senza distrarsi un attimo dal lavoro di ragioniera e consulente del lavoro, ma anche di madre e da qualche tempo di nonna, la Grossi è riuscita a coagulare intorno a mille attività, dalla beneficenza all’organizzazione del concorso “Miss Tifosa Più Bella”, un numero imponente di realtà, che vanno da Napoli a Milano, passando per Roma, Padova e Salerno e comprendendo moltissime squadre, non solo di serie A.

Più donne più affari

Dall’università La Sapienza, dipartimento di Sociologia della Comunicazione, sono precisi: in televisione il pubblico femminile che assiste a trasmissioni di calcio è passato dal 10 al 25 per cento in pochi anni. E siccome il piccolo schermo mostra i “segnali di un cambiamento avvenuto”, come scriveva Marshall McLuhan parlando dei media più “coinvolgenti”, questa percentuale si può forse adottare anche per le presenze allo stadio. Si rimane per ora alle ricerche a campione, alle impressioni degli osservatori; di certo alla fine di quest’anno – data l’introduzione del biglietto nominale e non più solo numerico – sarà possibile avere una conferma nero su bianco. Ed allora a quel punto forse si scatenerà anche la pubblicità, il merchandising. Ci sperano sicuramente i venditori di gadget, bandiere cappelli e sciarpe di lana della squadra del cuore: sarà anche sportiva, ma la donna rimane sempre più sensibile allo shopping.

Il caso di “CAMPIONI”

La tv aiuta, chiediamo a Paolo Ferri, esperto di mass media all’università La Sapienza. “Il caso del reality CAMPIONI, trasmesso da Italia 1 – spiega -, è un esempio di come sia importante e richiesta la componente femminile”. Ma le ragazze si pongono diversamente, trascinando tutto. Le ragazze insomma hanno reso i diversi giocatori dei miti, delle facce riconoscibili che invadono i giornali femminili, e oggetto di continue richieste di autografi e persino proposte di matrimonio, sul modello dell’ormai collaudato connubio velina-calciatore. Ecco giustificati i picchi d’ascolto della domenica mattina, quando viene trasmessa la partita dei “Campioni” del Cervia: gli uomini vedono il lato tecnico del calciatore, le donne quello umano. Ma tutti sono interessati all’evento sportivo.

Calcio oggi e domani

Le nuove generazioni calciofile sono “teledipendenti”. Per questo i gruppi ultras sono molto cambiati dagli anni ’70. Il fenomeno tifo – ripetono gli esperti del ministero dell’ Interno – appare sempre più rappresentato dalle coreografie,costose,sbalorditive, originali, che diventano l’attrattiva di ogni partita-evento. E capaci da sole di coinvolgere tutti e non solo quelli “convinti”. Il modello all’inglese, tutto battimani e stendardi, sta pian piano sparendo. Adesso la maggioranza segue un’impostazione “mista”, una via di mezzo tra il modello italiano (organizzazione del gruppo, identità, coreografie permanenti) e l’esempio d’Oltremanica (cori spontanei, stendardi, trasferte con il treno ordinario).

Cosa può fare una donna più di così?

Certamente ingentilire un sistema calcio che oggi continua a produrre negatività: dalla violenza all’incertezza nell’investimento. Fattori questi che non aiutano certo a rendere tranquillo il mondo del pallone.

“Ci stiamo emancipando sempre più – dice Linda Bianchini, storico presidente del roma Club Donne in giallorosso – anche nello sport.

Sono cinquant’anni che vado allo stadio e ho visto il numero delle donne crescere sempre più negli ultimi anni, ed ora sono anche più preparate”.

Perché,perché… la domenica mi lasci sempre sola…per andare a vedere la partita…di pallone…”:  il ritornello di Rita Pavone, ormai, è storia passata.

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